Cibo e Arte

Questo slideshow richiede JavaScript.

“L’agricoltura è madre e nutrice di tutte le arti”; così diceva Socrate e di questo abbiamo avuto dimostrazione il 18 settembre alla Fiera di Lucca nei padiglioni della ex Bertolli. “Il cibo nell’arte, l’arte del cibo”, mostra di opere e allestimenti di 35 artisti di livello nazionale, ha ospitato un evento alquanto originale che definirei una sorta di happening dove le arti, di diversa origine e categoria, si sono incrociate e piacevolmente hanno dato vita a momenti particolarmente stimolanti pur nella leggerezza della “relativa ed apparente leggerezza”. In un salone della ex fabbrica, una sorta di loft con ampi spazi costellati di opere sul tema del cibo, si sono inseriti elementi diversamente artistici e, comunque, legati al cibo, alla produzione, alla trasformazione, alla presentazione e alla fruizione e, comunque, essi stessi allestimenti: una esposizione dei fagioli lucchesi, autentica testimonianza di cosa sia la biodiversità e di quanto sia diffusa, una tavola apparecchiata, un’altra tavola dove lentamente cuocevano in tre fiaschi tre tipi diversi di fagioli, le magie e le sperimentazioni sui fagioli degli artisti del Ristorante I Diavoletti di Camigliano: le sorelle Bosi, Paola e Alda, con il fido Riccardo Simonetti, gli “artisti della zolla” produttori dei fagioli della Luccesia dell’associazione “Il Rosso e i suoi Fratelli” con il mitico Rosso di Lucca (Presidio Slow Food), le artiste “birraie” del birrificio al femminile “Birroir”, gli artisti musicisti del gruppo musicale “PoppyOpium” ad accompagnare tutti in questo viaggio dall’arte nell’arte e per l’arte. Dalla Terra e dall’agricoltura (madre di tutte le arti) le meraviglie della biodiversità belle a vedersi, buone a gustarsi, dagli artisti della tavola le sperimentazioni culinarie, dai musicisti l’accompagnamento, colonna sonora artistica.

Dal tardo pomeriggio chi si trovava a passare dalla mostra incontrava questo clima e queste esperienze e passava dalla conoscenza, terra terra, della conservazione della biodiversità, alle opere d’arte in esposizione, agli allestimenti presenti a quelli inseriti per l’occasione, ai profumi dei piatti che, ancora allestimento nell’allestimento, si andavano a preparare e all’”allestimento” estemporaneo della tavola dove col passare del tempo si andavano ad aggiungere elementi: dalla semplice apparecchiatura ai prodotti cucinati, alle birre.

C’era la sensazione che qualcosa dovesse accadere e quando per caso, ma neanche troppo, un gruppo di persone si è ritrovato ad occupare quei posti a tavola risultati sempre più stretti si è passati dal cibo nell’arte all’arte del cibo; passaggio o, meglio, transizione dolce con la musica che accompagnava e con qualcuno che iniziava a raccontare, come un tempo i nonni attorno al fuoco ai bambini, quello che stava succedendo. Già, ma cosa stava succedendo? Si iniziava ad assaporare la biodiversità dei fagioli: il mascherino, il rosso ed  il cannellino al fiasco si presentavano con le loro differenze i loro caratteri, le loro fragilità e la loro biodiversità. Anche le birre si presentavano ed elena, una delle tre donne del “birroir” raccontava la sua esperienza e le birre in assaggio. Si procedeva poi con le meraviglie di “casa Diavoletti” non a caso Osteria premiata da Slow Food con la chiocciola, massimo riconoscimento a chi propone e sperimenta su piatti e prodotti del territorio: un vero e proprio susseguirsi di assaggio per una ipotetica cena, dall’antipasto al dolce, fino addirittura alla colazione del giorno. Mousse di cannellino “ un passato …. Nei fagioli” ricordando la minestrella dei pastori; “ Il primo tra i fagioli” meravigliosi ravioli con fagiolo rosso di lucca, fichi neri e formaggio accasciato del caseificio Bertagni,; “le conclusioni del Rosso” una cialda di fagiolo rosso di lucca, confetture della Garfagnana di Ilaria Bosi (cognome non casuale) e mousse di ricotta; “il thè a San Ginese” biscotti preparati con farina di fagiolo cannellino di san ginese (senza glutine); “la colazione con i fagioli” yogurt, frutta autunnale e croccante ai fagioli.

La tavola che a poco a poco si è andata riempiendo comprendeva alcuni visitatori (fortunati), alcuni studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (un olandese e una greca) oltre ad alcuni espositori per sancire questo mischiarsi di cibo nell’arte e in grado, forse meglio di altri, di apprezzare l’arte del cibo: l’arte di chi lo produce con i piedi ben piantati per “terra” come Giovanni Giovannoni e Renzo Del Prete e l’arte di chi lo trasforma e lo ricombina (un’opera d’arte ottenuta da opere d’arte) come Alda Bosi e Riccardo Simonetti o come Elena Di Martella e le altre donne del “birroir”.

Alla fine viene da chiederci se l’esperimento era poi così ardito data la semplicità della dimostrazione: arte e cibo, cibo e arte, arte del cibo, il cibo nell’arte, il cibo è arte? A giudicare dal risultato il problema non sussiste basta lasciarsi trasportare dall’istinto, dall’arte, dal cibo e dalla musica che, senza rendercene conto, ci ha seguito e accompagnato aggiungendosi, arte nelle arti.

L’unico problema è che alcuni di noi, come il sottoscritto, si sono lasciati prendere dall’arte, dalla narrazione e dalle sensazioni e quando si sono ripresi ed hanno deciso di immergersi nell’emozione dell’assaggio era troppo tardi e le “opere quasi terminate” non gli è rimasto che dividersi quello che c’era (ed essere ancora più invidioso) oltre a fidarsi delle impressioni degli altri: per fortuna I Diavoletti sono vicini e i piatti proposti possiamo sempre trovarli.

dal nostro inviato:
Marco del Pistoia

Annunci