Premio

Questa mattina c’è stata la premiazione. la segreteria del Touring Club Italiano aveva chiesto, qualche tempo fa, di segnalare un piatto rappresentativo della provincia di Lucca e questa mattina il console prof. Valerio Ascani, ha premiato la “minestra di farro con i fagioli” e ha consegnato al targa al Presidente della Provincia, che l’ha ritirata volentieri ed ha anche sospetatto galanterie nei suoi confronti… mica che la segnalazione era dovuta al fatto che fa “Baccelli” di cognome?

Mi sarebbbe piaciuto, durante la premiazione, che qualcuno avesse ricordato che la minestra di farro con i fagioli è un piatto che racconta tanta della nostra storia, l’arrivo non tanto pacifico, delle popolazioni romane, che hanno fondato la città e che dalla montagna dove hanno portato il farro, hanno deportate migliaia di persone. Se non puoi vincere, unisciti a loro, si dice. Ma hanno preferito far diversamente e sparpagliare un popolo ribelle, disperderlo per l’Italia perchè non riuscivano a vincerlo, appunto. E ci hanno lasciato il farro, su quelle stesse montagne.
E poi le Americhe che pacificamente hanno invaso l’Europa (non gli era stato riservato lo stesso trattamento, ognuno ha le sue maniere) di cose buone da mangiare, peperoni, mais, patate, pomodori e fagioli. Di tutti i tipi. Tanti se ne coltiva ancora con dedizione nelle nostre piccole pianure strappate alle acque. E la minestra di farro è diventata la minestra di farro con i fagioli. E poi le storie popolari, anche quelle passano di bocca in bocca, che ne fanno l’unica arma contro il dispettoso Linchetto. E poi l’Artusi l’ha fatta diventare italiana raccontandone una delle tante ricette nel suo manuale.

Mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse ringraziato tutte quelle donne che quella minestra l’hanno cucinata, per secoli, hanno avuto cura di mettere a molle i fagioli, il farro no, che il nostro non c’è bisogno, di scegliere quelli più sapidi o i più delicati, a seconda della bisogna e del piacere personale, e di quello che consentiva il greto del fiume, il padule, l’orto. E l’hanno perfezionata, hanno aggiunto un po’ di cannella, chi una gota di maiale, chi un po’ di rosmarino, chi una patata, ognuno il suo, con la normale creatività che contraddistingue la cucina quotidiana. Quella senza ricette ma con sapienza. Quella che non si studia, si ruba. Con le mani e con gli occhi. Guardando altre donne cucinare e ricordando e immaginando sapori, provando e cercando di capire col palato e di riconoscere la foglia d’alloro, l’aglio con la camicia, il soffritto appena dorato, per saperlo ricostruire, con pazienza, coi gesti, provando e rischiando, che il cibo non è cosa da poco. E’ cosa di tutti i giorni, cosa importante.

Mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse ringraziato tutti quei contadini che si sono impegnati e che si impegnano ancora a lavorare con la terra, e con il cielo, che quello, si, è Lavoro.
A quei contadini che ci crescono quei semi così buoni, che li curano, tutti i giorni, perchè il cibo che da la terra non è roba da poco. Che non lottano contro la natura, che non è nella loro natura, perchè la sanno, la conoscono, certo se n’hanno a male, ma così è il campo. Vorrei che avessero ringraziato quei contadini perchè disegnano le campagne e inventano paesaggi e conservano un territorio che è un piacere per gli occhi, con l’ordine dei filari appena solcati, poi fioriti e maturi, vicini al disordine delle fosse piene di insetti e di fiori colorati.E l’aria pulita. E non è che si divertono sempre, perchè la terra è bassa, mi diceva una, però, anche si divertono.

Mi sarebbe paiciuto che qualcuno ricordasse che i semi sono il cibo del futuro, sono pieni di energia e ne chiedono poca per crescere, crescono ovunque, sono cibo buono per tutti, delicato per i bambini e deciso per gli adutli, sono un cibo ben accetto da tutti gli Dei e Divinità, nessun religione lo proibisce, sono un cibo attuale, la nostra minestra è fatta di semi, è buona per tutti e lo sarà anche in futuro, uguale e sempre nuova, come vorrà chi si mette ai fornelli (uff che dfficile trovare un’espressione di genere neutro!) e aggiungerà una bacca, una foglia un frutto, una radice… a piacere.

Mi sarebbe piaciuto che qualcuno diesse che questo piatto rappresenta davvero la nostra provincia, le nostre montagne dove cresce il farro, e le nostre pianure dove crescono i fagioli che si trovano insieme in quella minestra che si prepara in campagna e in città e tutti ne sono ghiotti e orgogliosi e Giovanni ha voluto condirlo con l’olio quercetano, l’olio dei nostri oliveti più antichi, quelli della Versilia, perchè ci fosse anche un po’ del nostro mare in quel piatto.

Mi sarebbe piaciuto che qualcuno lo avesse fatto, ma non lo ha fatto nessuno. Lo faccio io. A nome di tutti. Grazie. Grazie a tutti. Grazie davvero.